4-pilastri-per-uscire-crisiPer superare la Crisi di oggi ci sono 4 pilastri che le aziende dovrebbero costruire per uscire dalla crisi

Lo scorso week-end sono stato alla Reunion di Bologna Business  School, la business school dell’università di Bologna. Sono stati due giorni particolari con speaker di assoluto rilievo (da Romano Prodi a Squinzi, presidente di confindustria, passando per il direttore del Sole 24 ore, al DG di Unicredit).

Dai numerosi interventi che ruotavano intorno alla situazione attuale di crisi –peggiore del ’29?- sono emersi in modo assai ricorrente 4 elementi che accomunano le aziende italiane che riescono ad affrontare al meglio la crisi, per non dire a prosperare (un esempio per tutti la RanD Biotech  di mirandola, una grandissima azienda malgrado la piccola dimensione e il terremoto):

1. Ricerca e Sviluppo

Partendo dall’assioma che non possiamo competere con l’Asia sul piano dei costi -e sempre di più sul piano della capacità- bisogna essere sempre un passo più avanti degli altri sui contenuti innovativi e sulla soddisfazione delle necessità dei clienti. Questo vuol dire investire risorse per capire/anticipare i bisogni dei clienti (marketing strategico) e per sviluppare le risposte (ricerca e sviluppo). E l’inventiva è una caratteristica Italiana.

2.Brand

Vuole dire riconoscibilità e fiducia da parte dei clienti. Questo vale sia per i brand globali che conosciamo tutti ma anche per quelle aziende che giocano in una nicchia semi sconosciuta. In questo periodo è proprio questo elemento che “salva” molte aziende. E, come italiani, in termini di marchi famosi nel mondo dovremmo saperne qualcosina…

3.Internazionalizzazione

Non è solo esportare. Anzi esportare e basta è un approccio che non funziona più. Internazionalizzare l’azienda vuol dire proiettarla verso il mondo nel brand, nel commerciale, nella produzione, nei partners… Luxottica docet.

Il mondo adesso è uno e le minacce arrivano da qualsiasi sua parte.

Anche le soluzioni e le opportunità.

Le banche non ti prestano le risorse per lo sviluppo? Allora internazionalizzazione può anche essere la ricerca dei partner stranieri che vogliano investire nell’azienda. E a fare questo come Italiani siamo meno bravi.

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4.Focus a medio termine

In realtà è l’elemento che accomuna i tre primi pilastri: la proiezione su una visone a medio termine (il lungo sembra ambizioso di questi tempi). Questo può voler dire “sacrificare” le “cattive vendite” di oggi (l’esempio classico sono le “chilometri 0” nell’automotive che danno un sollievo alla vendite di oggi ma massacrano il brand nel medio, distruggendone il mercato dell’usato e la marginalità della rete) per costruire il domani in modo strutturato e sistematico; l’intuizione geniale non basta più.

Per fare questo bisogna “risolvere lo strabismo” tra il campare oggi e il porre le basi di domani. E su questo di solito siamo proprio una frana…

Siccome però le aziende sono fatte di persone, molto si gioca intorno alle risorse che lavorano nell’azienda.

E’ stupefacente sentire, sempre alla reunion, di aziende –anche famose- che tagliano le loro risorse più esperte perché costano troppo e le sostituiscono con dei Junior che, per lapalissiana mancanza di esperienza non performano nello stesso modo.

La logica sarebbe che in questa situazione i junior costano meno e permettono di migliorare le finanze e, in ogni caso, con questa situazione di mercato non faranno poi tanto peggio…

E come se, poiché facciamo fatica a respirare, ci tagliassimo la testa perché il cervello è uno degli organi che consumano più ossigeno. Poi mi si spiega come si fa a sopravvivere dopo il primo minuto.

I dati dicono in modo incontrovertibile che le PMI più di successo –e di parecchio- sono quelle che hanno una proprietà familiare (assicura la volontà di pensare anche al domani) abbinata a manager con vere funzioni decisionali (garantiscono competenze e stemperano l’emotività imprenditoriale).

Questo è forse il 5° pilastro dell’uscita dalla crisi?

Gianluca Celli

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Gianluca Celli

Domiciliato in auto, residente a Ferrara.
Aiuto le PMI (piccole e medie imprese) ad avere la migliore strategia possibile nell’affrontare il difficile cliente di oggi. Ho lavorato per 10 anni in grandi aziende del calibro di Ferrari, BMW e Accenture, sono stato con successo Direttore Generale di una PMI e, attualmente, sono titolare dello studio di consulenza direzionale "StrategiaPMI"