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Perché intelligenza artificiale e liste contatti acquistate non risolveranno mai i problemi di vendita della tua azienda

Intelligenza artificiale e liste di contatti acquistate: due delle soluzioni più gettonate del momento sono inutili, e una
anche rischiosa, se non hai prima risolto il problema vero.

L’intelligenza artificiale è fantastica.
Fa le cose più velocemente.
Automatizza compiti ripetitivi.
Può supportare il lavoro dei commerciali in modi che fino a tre anni fa erano impensabili.

E poi ci sono le liste di contatti acquistate.

Migliaia di nominativi di potenziali clienti in teoria già profilati per settore, dimensione aziendale, ruolo del decisore.
Un’agenzia te le propone, ti dice che con la marketing automation e un po’ di AI puoi raggiungere tutti in pochi giorni.

E aumentare facilmente le vendite.
Il ragionamento che molte aziende fanno è semplice:

“Se ho uno strumento veloce (AI) e tante aziende da contattare (liste acquistate), posso scalare rapidamente le vendite.”

Sulla carta funziona.
Nella realtà, quasi mai.

Dopo qualche mese, il risultato è sempre lo stesso:

  • nessun miglioramento reale delle vendite;
  • tassi di risposta bassissimi;
  • percezione del brand peggiorata;
  • sempre più spesso, segnalazioni spam e rischi legati al GDPR.

Perché?
Perché stai cercando di risolvere un problema strutturale con una scorciatoia operativa.
E questo, nella vendita ai clienti di oggi, non funziona.

📌 Cosa troverai in questo articolo: 

Intelligenza artificiale, liste acquistate: due false soluzioni

Partiamo da un punto chiave: l’intelligenza artificiale non è una strategia.
È uno strumento.
Così come non lo è una lista di contatti.
E la maggioranza delle implementazioni di strumenti digitali di vendita nelle PMI italiane non raggiunge gli obiettivi
prefissati.

Non è un problema di tecnologia.
È un problema di approccio.
L’AI applicata alla vendita può fare molte cose utili: analizzare i dati, suggerire il momento migliore per contattare un
prospect, personalizzare comunicazioni su larga scala, automatizzare follow-up ripetitivi.

Tutto vero.
Ma nessuna di queste cose funziona se non sai rispondere a una domanda fondamentale: perché un cliente dovrebbe scegliere te invece di un concorrente?

Se non hai una risposta chiara, convincente e coerente a questa domanda, l’AI non te la trova.
E per trovarla devi aver chiaro a chi vendi, quale problema risolvi meglio degli altri e come guidi il cliente lungo il processo decisionale, automatizzare significa solo fare più velocemente qualcosa che non funziona.
E le liste acquistate amplificano ulteriormente il problema. E sono anche pericolose.

Acquistare una lista di contatti e bombardarla con messaggi automatizzati non è marketing B2B.
È spam.
E non funziona.

Perché?
Perché ti danno l’illusione di avere “mercato”, ma in realtà stai parlando a persone che: non ti conoscono, non ti hanno chiesto niente, non sono nel giusto momento del loro processo d’acquisto e spesso non sono nemmeno in target reale.

Il risultato è prevedibile: il tasso di apertura crolla, le segnalazioni spam aumentano, la reputazione del dominio di posta si deteriora.
In realtà è ancora peggio.

Inviare comunicazioni commerciali a persone che non hanno dato il consenso espresso espone l’azienda a segnalazioni e a sanzioni che possono arrivare a cifre significative.
Non è un rischio teorico, è una pratica che il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha già sanzionato in più occasioni.
Stai pagando per danneggiarti.

Il problema non è lo strumento, ma il tuo processo di vendita

Immagina di iscriverti a un triathlon per la prima volta. Prima ancora di allenarti, vai a comprare la bici più leggera del mercato, le scarpe da corsa professionali, il wetsuit da gara.

Investimento notevole.

Poi arrivi alla partenza e ti accorgi che non sai nuotare.

Molte aziende fanno così: partono dagli strumenti.
Scelgono il CRM, la piattaforma di automation, l’AI.
Poi cercano di “riempirli”.

È esattamente il contrario di quello che dovrebbe succedere.

Nei mercati complicatissimi di oggi, le vendite funzionano quando esiste un processo strutturato, chiaro, ripetibile e coerente.

Cosa si intende per processo di vendita strutturato?

Un percorso definito che parte da come ci si fa conoscere dai potenziali clienti, passa attraverso come li si fa interessare all’offerta, come li si accompagna nella valutazione, come si gestisce la trattativa e come si fidelizza chi ha già comprato.

Questo processo non lo inventa uno strumento.
Lo costruisce l’azienda, partendo da una domanda scomoda: come ragiona il mio cliente quando decide di comprare ciò che vendo?

Se questo processo non esiste, o è debole, qualsiasi tecnologia lo amplifica… ma non lo risolve.

L’intelligenza artificiale può aiutarti a scrivere email, analizzare dati, velocizzare attività.
Ma non può inventarsi una strategia di vendita che non hai.

E soprattutto non può sostituire una cosa fondamentale: la rilevanza del messaggio.

Se quello che dici non è interessante per il tuo interlocutore, automatizzarlo non serve.
Serve solo a farlo ignorare più velocemente.

E se vendi nel B2B, è peggio.
Le decisioni di acquisto sono complesse. Ci sono più decisori. I tempi sono lunghi.

Un responsabile acquisti non compra per sé: compra per l’azienda, e deve giustificare quella scelta ai suoi superiori.

Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può compensare la mancanza di una risposta chiara alla rilevanza del messaggio, a quello che ti rende diverso.

Ho visto aziende con commerciali di grande esperienza perdere trattative non sul prezzo, ma perché non riuscivano a comunicare chiaramente il valore differenziante della loro offerta.
Nessuna automazione avrebbe cambiato l’esito.

Il problema non è lo strumento.
È la mancanza di una strategia.

Cosa devi fare invece?

Prima il processo, poi gli strumenti

L’ordine non si può invertire. Prima gli argomenti e il processo, poi gli strumenti che li supportano.

Il primo passo è capire chi sono davvero i decisori del tuo cliente. Non solo per settore o dimensione aziendale, ma per problemi reali che devono risolvere nel loro ruolo. Quali sono le loro priorità? Cosa li preoccupa? Come giustificano un acquisto all’interno della loro organizzazione?

Lavora sul posizionamento e sugli argomenti di vendita. Perché un cliente dovrebbe ascoltarti?
Se non hai una risposta chiara, nessuna automation ti salverà.

Il secondo passo è costruire un processo di vendita che accompagni questi decisori lungo tutte le fasi del loro percorso d’acquisto. Farsi conoscere, risultare rilevanti, essere valutati, essere scelti, essere preferiti la volta successiva. Ogni fase richiede azioni diverse, messaggi diversi, misure diverse.

Non in teoria, ma nella pratica: come entri in contatto con i clienti, come li sviluppi, come chiudi.

Il terzo passo è costruire una lista di contatti che sia davvero propria: raccolta con il consenso esplicito, coltivata nel tempo con contenuti di valore, non acquistata al chilo. Una lista così non cresce velocemente. Ma funziona. E non espone l’azienda a rischi legali.

Quindi devi costruire un sistema di generazione contatti proprietario
Contatti che arrivano perché interessati, non perché acquistati.
È più lento all’inizio, ma infinitamente più efficace nel tempo.

Solo a questo punto, e solo a questo punto, ha senso valutare quali strumenti digitali possono amplificare e accelerare il processo. L’AI diventa un moltiplicatore straordinario di un processo che già funziona. Su un processo che non esiste, è solo rumore.

E soldi buttati.

Conclusioni e consigli pratici

I mercati di oggi sono i più difficili di sempre.
E ogni anno diventano più difficili.

I clienti sono più informati, più esigenti, meno disponibili a perdere tempo con fornitori che non capiscono i loro problemi.

In questo contesto, inseguire la tecnologia più nuova senza avere le fondamenta è come cercare di correre una maratona senza essersi mai alzati dal divano.

L’intelligenza artificiale cambierà il modo in cui vendiamo.
Ma non cambierà le basi della vendita.

E le basi sono sempre le stesse: capire il cliente, costruire valore, guidare una decisione.

Se oggi stai puntando su AI e liste acquistate per “accelerare”, fermati un attimo.

La domanda vera non è: “Quale strumento usare?”
Ma: “Il mio processo di vendita funziona davvero?”

Perché se la risposta è no, non ti serve più tecnologia.
Ti serve più strategia.

Se questo articolo ti ha fatto venire in mente una situazione concreta nella tua azienda, scrivimi.
Una chiacchierata di mezz’ora non costa nulla e spesso vale molto di più di quanto ti aspetti.

Buona competitività.

2026-07-13T09:27:15+02:00Di |

Perché distruggere un’azienda è facile, mentre costruirne una competitiva molto meno

Nella tua azienda stai costruendo o stai distruggendo?
Se oggi il tuo fatturato regge ma non cresce, questo articolo è per te.

Negli ultimi 12 mesi ho visto più aziende perdere margine e fatturato non per il mercato… ma perché non hanno cambiato il modo in cui vendono.

C’è un motivo solo.

Distruggere un’azienda di successo è facilissimo.
Costruirla e mantenerla molto meno.

Distruggere richiede pochissimo sforzo.
Spesso nemmeno te ne accorgi che lo stai facendo.

Costruire richiede tempo, disciplina, metodo e soprattutto la disponibilità a mettere in discussione abitudini che funzionavano bene fino a qualche anno fa.
La domanda vera è semplice.

Nella tua azienda stai costruendo o stai distruggendo?

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2026-06-23T16:32:29+02:00Di |

Il caso Volvo Trucks: come si passa dal quarto posto alla leadership europea cambiando posizionamento competitivo

Volvo Trucks è passata da vendere banali camion a vendere un’identità.

C’è un caso di marketing B2B che viene studiato nelle business school di mezzo mondo. Eppure la maggior parte delle PMI italiane non ne ha mai sentito parlare. O lo conosce, lo ammira da lontano, e poi torna a fare gli spiegoni tecnici sul proprio sito.

Parliamo di Volvo Trucks. Un’azienda che nel 2013 era quarta o quinta in Europa, con le vendite diminuite del 9% e i margini operativi dimezzati. Un’azienda che stava rinnovando profondamente i propri prodotti ma non riusciva a farseli riconoscere dal mercato.

Nel 2025 è il brand numero uno per vendite di veicoli industriali in Europa.

Non è successo per caso. È successo perché qualcuno ha avuto il coraggio di cambiare il posizionamento competitivo prima ancora di toccare il prodotto.

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2026-03-18T11:25:51+01:00Di |

Marketing in outsourcing: per non fare marketing “a tempo perso”, senza svenarsi o correre rischi

Perché oggi il marketing in outsourcing è un vantaggio competitivo

 

Un errore che molte aziende commettono quando iniziano a crescere: pensano che per fare marketing serva “una persona dentro”.
È un riflesso naturale. Si crede che avere qualcuno seduto in ufficio, tutti i giorni, garantisca controllo, presenza e continuità.

Ma la realtà è un po’ diversa.
Il marketing, oggi, richiede competenze che cambiano ogni mese, strumenti sempre nuovi e una visione che non si costruisce restando chiusi nella routine aziendale.

Per questo, sempre più imprenditori stanno scegliendo un approccio diverso: il marketing in outsourcing.

Un modello che non toglie controllo, ma lo restituisce.
Che non appesantisce o vincola la organizzazione, ma la rende più agile.

Che non ti carica di costi, ma ti fà investire quello che serve davvero
E che, in molti casi, porta risultati più concreti di un intero ufficio marketing interno.

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2026-07-16T18:17:27+02:00Di |

Email Marketing B2B: perché è ancora uno strumento di cui non puoi fare a meno

L’email marketing B2B è ancora oggi uno degli strumenti più efficaci per sostenere la vendita nelle PMI, specie quelle che vendono ad altre aziende

Nel panorama del marketing digitale, ogni anno emergono nuovi canali, piattaforme e strumenti. Ma mentre si sviluppa la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, i social cambiano algoritmi, la pubblicità aumenta i costi e le strategie diventano sempre più complesse, c’è uno strumento che rimane costante, misurabile ed estremamente efficace: l’email marketing B2B.

Per molte piccole e medie imprese, l’email è ancora oggi la leva più potente per costruire relazioni con potenziali clienti, sostenere la forza vendita, creare consapevolezza e generare opportunità commerciali con continuità.
Soprattutto è l’unico che garantisce la continuità nel tempo

Nel B2B, infatti, la vendita è lunga, complessa e richiede un accompagnamento strategico: nessun canale fa questo lavoro meglio dell’email.

In questo articolo scoprirai cos’è l’email marketing B2B, come funziona, quali strumenti usare, quali tipi di email esistono e come strutturare una comunicazione destinata alle aziende (B2B) efficace.

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2026-07-16T18:16:33+02:00Di |

Aziende italiane in crisi nel 2026: le 3 sfide che faranno crollare fatturato e margini

Nel 2026 molte aziende italiane entreranno in crisi di fatturato e margini.
Per la combinazione di 3 fattori che stanno già agendo oggi.

C’è una domanda che mi fanno tutti: nuovi clienti, aziende appena incontrate e clienti storici.
Come saranno i mercati nel 2026?

Ma soprattutto: i miei margini reggeranno?
La mia azienda rischia di andare in crisi?

Per riuscire a rispondere, dobbiamo guardare il contesto, la tela di fondo, in cui le nostre Aziende dovranno competere nel 2026
Non puoi la cambiare; ci dovrai fare i conti.
Le conseguenze le sentirai; non se, ma quando e come.
E, prima le capisci, prima puoi prendere le contro misure.

Siamo in un periodo in cui la fine del mondo è stata annunciata 365 giorni all’anno.
Forse siete talmente abituati agli urli apocalittici che non ci fai più caso, ma se è così non è un buon segno.

“Ma a me cosa importa?”
È il commento che ogni tanto mi fanno quando dico che prima di decidere la strategia competitiva, dobbiamo analizzare il contesto in cui opererà l’azienda nel 2026.

Ignorare il contesto perché “tanto io penso alla mia azienda” è il modo migliore per finire nella statistica delle crisi delle aziende italiane.
Perché stai pur certo che molti dei problemi della tua azienda iniziano da qui.

Ed è proprio in questo contesto che molte aziende italiane sono già in crisi, anche se i numeri di bilancio non lo raccontano ancora in modo evidente.

Ho raggruppato questa breve analisi in 3 sfide strutturali che le aziende italiane devono affrontare se non vogliono andare in crisi nel 2026.
Sono semplificazioni, ma servono a capire perché la crisi delle aziende italiane nel 2026 non sarà un’eccezione, ma un fenomeno diffuso.

Se vuoi discutere in dettaglio di qualsiasi di questi temi, non esitare a scrivermi

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2026-02-16T17:39:13+01:00Di |

Vita da imprenditore: quella fatica che non vuoi fare (ma che ti serve per sopravvivere)

La vita da imprenditore, (quella vera, vissuta sul campo, non quella raccontata nei libri)  nasconde una fatica che nessuno vuole fare spontaneamente.

Ma che ci tocca.

O sennò, te lo dico schietto, sono guai per la tua impresa.
L’unica vera fatica che non ti puoi più permettere di evitare

Oggi ti voglio parlare di un tema che combatto ogni giorno affiancando le aziende B2B.

Forse sarà un piccolo sfogo, ma quando vedo che il blocco numero uno al successo imprenditoriale non viene affrontato, non posso stare zitto.

Quindi sarò ancora più schietto del solito.
Se fai l’imprenditore da un po’, lo sai meglio di chiunque altro: la vita da imprenditore non è solo crescita e soddisfazioni.
È una corsa lunga, fatta di decisioni, rischi e notti in bianco.

Ma oggi voglio parlarti della fatica più scomoda di tutte.

Almeno nell’86% degli imprenditori che ho incontrato, e orami sono centinaia, non vogliono fare questa fatica. Anche se spesso ci diciamo il contrario.
Non è lavorare 12 o 15 ore, bensì quella che ti fa paura: cambiare modo di fare.

Questo succede perché, dopo anni in azienda, quando pensi di aver capito come funziona tutto, cambiare è la cosa più difficile.
A tal punto che ci inventiamo scuse per non farlo.

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2026-02-16T17:39:17+01:00Di |
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