peggio-che-dopoguerraOgnitanto sento dire che la crisi di oggi è peggio che nel dopoguerra.

Ieri, per le solite casualità della vita, ho incontrato a passeggio mia zia e, dopo un pò, un amica dei miei.
Entrambe hanno oltre 78 primavere ben compiute.
Entrambe, mi hanno detto che il periodo che stiamo vivendo, la crisi di oggi, è peggio di quello che avevano vissuto nell’immediato dopo guerra (quando erano bimbe / adolescenti)!

Fà riflettere.
Ma è proprio vero?
E perché lo hanno detto?

L’Italia a confronto: l’impossibilità razionale

Confrontare la crisi di oggi (io la chiamo: la tempesta perfetta) e il periodo del dopoguerra, è un paragone che ha senso?

Guardando i dati, non è così.

Oggi gli Italiani sono un popolo ricco.
A livello mondiale è incontestabile, siamo nei primi 15 paesi più ricchi al mondo.
All’epoca eravamo poveri sul serio.

All’epoca un bel pezzo d’Italia era fisicamente distrutto e praticamente tutte le famiglie avevano avuto dei parenti morti in guerra, per non parlare dell’incertezza del reddito (lasciami usare questo macro-eufemismo).

Con la crisi di oggi, la maggioranza degli Italiani ha un tetto sopra la testa, siamo il paese con il più grande numero di case di proprietà, pochi (in proporzione) hanno il problema di mangiare.
Per quasi tutti la guerra è una cosa lontana che vediamo in TV o sui sociale Network.
Ma se hai un amico Serbo o Croato di più di 25 anni, parlagli degli anni ’90.
E ascoltalo.

La crisi di oggi, sui dati oggettivi, non è paragonabile al dopoguerra.

Ovvio che è difficile fare un discorso razionale se:

  • si è in cassa integrazione o disoccupati,
  • non si và a fare delle vacanze da una vita,
  • non si cambia la macchina (il 2016 si è chiuso con 1,824 milioni di auto vendute; siamo ben lontani dai  2,5 milioni del 2007; e questo malgrado qualche anno di crescita)
  • si spera che i risparmi saranno sufficienti ad arrivare al prossimo reddito
  • etc…

E’ vero che sbarcare il lunario sta diventando un problema per un numero sempre maggiore di persone, per questi la crisi di oggi è una cosa quotidiana.
Ma i “poveri” rimangono sempre una (troppo grande) minoranza.

Ma allora perché si fa questo paragone?

Perché non esiste la realtà ma solo la percezione della realtà.
E questa è guidata dalla nostra esperienza personale.
Non da freddi numeri e statistiche.

Nel dopoguerra, si vedeva, si percepiva, era chiaro che il peggio era passato.
Si andava verso uno sviluppo, verso un maggiore benessere.
Era quasi certo che i figli sarebbero stati meglio.

Nella crisi di oggi, siamo “ricchi” ma in declino.
Per questo ci sentiamo più poveri di allora, quando in realtà non è vero
L’amica dei miei di cui parlavo all’inizio, aveva una pelliccia, che non credo sua mamma potesse permettersi nel ’49.

La percezione è sempre superiora ai fatti.
Impatta di più non percepire prospettive al rialzo.
Siamo nati e cresciuti (io per primo) in un ambiente dove avere sempre qualcosa di più ed avere una “certezza” di futuro positivo era dato per scontato.

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Il problema ora è che la crisi di oggi ci obbliga a rimettere in discussione questo assioma.
Temiamo di dover rinunciare a ciò a cui eravamo abituati e ci angosciamo di conseguenza. Per non parlare delle prospettive per in nostri figli.

Di recente sono incappato in una statistica che rende chiaro e numerico questo fatto.
Era un analisi del prodotto interno lordo dei paesi del G7 rispetto al livello del 2007.

I paesi migliori nel 2015 (Canada e USA), avevano superato di oltre il 10% il livello del 2007.
Noi eravamo i peggiori (e di gran lunga): eravamo al 92-93%!

Se riporto queste logiche al livello delle piccole e medie imprese, si ha un impatto sia sui clienti che sugli imprenditori.
I primi si sentono assediati.
I secondi sconfortati.

Ma allora siamo “condannati” dalla crisi di oggi?

Una cosa è certa, se abbassiamo le braccia, non risolveremo nulla.
E vincerà la crisi di oggi.

Ora più che mai, non ci si può “sedere”.
Se pensiamo che andrà male, andrà male di sicuro!

Questo vale per il singolo lavoratore e – ancora di più – per la singola azienda.

Bisogna ora più che mai, “pensare diverso”, cercare di reinventare quello che siamo abituati a fare.
Ce la possiamo fare!

Ovviamente è più facile da dire che da fare.
Ma… ci proviamo?

Personalmente, conosco molte aziende che ce la stanno facendo a battere la crisi di oggi.
Ne ho parlato tra le altre, nell’articolo in cui parlavo di come risolvere i 4 problemi più frequenti nella strategia delle PMI.

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Buon Lavoro e alla prossima puntata!

Gianluca Celli

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Gianluca Celli

Domiciliato in auto, residente a Ferrara.
Aiuto le PMI (piccole e medie imprese) ad avere la migliore strategia possibile nell’affrontare il difficile cliente di oggi. Ho lavorato per 10 anni in grandi aziende del calibro di Ferrari, BMW e Accenture, sono stato con successo Direttore Generale di una PMI e, attualmente, sono titolare dello studio di consulenza direzionale "StrategiaPMI"