Perché intelligenza artificiale e liste contatti acquistate non risolveranno mai i problemi di vendita della tua azienda

Intelligenza artificiale e liste di contatti acquistate: due delle soluzioni più gettonate del momento sono inutili, e una
anche rischiosa, se non hai prima risolto il problema vero.

L’intelligenza artificiale è fantastica.
Fa le cose più velocemente.
Automatizza compiti ripetitivi.
Può supportare il lavoro dei commerciali in modi che fino a tre anni fa erano impensabili.

E poi ci sono le liste di contatti acquistate.

Migliaia di nominativi di potenziali clienti in teoria già profilati per settore, dimensione aziendale, ruolo del decisore.
Un’agenzia te le propone, ti dice che con la marketing automation e un po’ di AI puoi raggiungere tutti in pochi giorni.

E aumentare facilmente le vendite.
Il ragionamento che molte aziende fanno è semplice:

“Se ho uno strumento veloce (AI) e tante aziende da contattare (liste acquistate), posso scalare rapidamente le vendite.”

Sulla carta funziona.
Nella realtà, quasi mai.

Dopo qualche mese, il risultato è sempre lo stesso:

  • nessun miglioramento reale delle vendite;
  • tassi di risposta bassissimi;
  • percezione del brand peggiorata;
  • sempre più spesso, segnalazioni spam e rischi legati al GDPR.

Perché?
Perché stai cercando di risolvere un problema strutturale con una scorciatoia operativa.
E questo, nella vendita ai clienti di oggi, non funziona.

📌 Cosa troverai in questo articolo: 

Intelligenza artificiale, liste acquistate: due false soluzioni

Partiamo da un punto chiave: l’intelligenza artificiale non è una strategia.
È uno strumento.
Così come non lo è una lista di contatti.
E la maggioranza delle implementazioni di strumenti digitali di vendita nelle PMI italiane non raggiunge gli obiettivi
prefissati.

Non è un problema di tecnologia.
È un problema di approccio.
L’AI applicata alla vendita può fare molte cose utili: analizzare i dati, suggerire il momento migliore per contattare un
prospect, personalizzare comunicazioni su larga scala, automatizzare follow-up ripetitivi.

Tutto vero.
Ma nessuna di queste cose funziona se non sai rispondere a una domanda fondamentale: perché un cliente dovrebbe scegliere te invece di un concorrente?

Se non hai una risposta chiara, convincente e coerente a questa domanda, l’AI non te la trova.
E per trovarla devi aver chiaro a chi vendi, quale problema risolvi meglio degli altri e come guidi il cliente lungo il processo decisionale, automatizzare significa solo fare più velocemente qualcosa che non funziona.
E le liste acquistate amplificano ulteriormente il problema. E sono anche pericolose.

Acquistare una lista di contatti e bombardarla con messaggi automatizzati non è marketing B2B.
È spam.
E non funziona.

Perché?
Perché ti danno l’illusione di avere “mercato”, ma in realtà stai parlando a persone che: non ti conoscono, non ti hanno chiesto niente, non sono nel giusto momento del loro processo d’acquisto e spesso non sono nemmeno in target reale.

Il risultato è prevedibile: il tasso di apertura crolla, le segnalazioni spam aumentano, la reputazione del dominio di posta si deteriora.
In realtà è ancora peggio.

Inviare comunicazioni commerciali a persone che non hanno dato il consenso espresso espone l’azienda a segnalazioni e a sanzioni che possono arrivare a cifre significative.
Non è un rischio teorico, è una pratica che il Garante italiano per la protezione dei dati personali ha già sanzionato in più occasioni.
Stai pagando per danneggiarti.

Il problema non è lo strumento, ma il tuo processo di vendita

Immagina di iscriverti a un triathlon per la prima volta. Prima ancora di allenarti, vai a comprare la bici più leggera del mercato, le scarpe da corsa professionali, il wetsuit da gara.

Investimento notevole.

Poi arrivi alla partenza e ti accorgi che non sai nuotare.

Molte aziende fanno così: partono dagli strumenti.
Scelgono il CRM, la piattaforma di automation, l’AI.
Poi cercano di “riempirli”.

È esattamente il contrario di quello che dovrebbe succedere.

Nei mercati complicatissimi di oggi, le vendite funzionano quando esiste un processo strutturato, chiaro, ripetibile e coerente.

Cosa si intende per processo di vendita strutturato?

Un percorso definito che parte da come ci si fa conoscere dai potenziali clienti, passa attraverso come li si fa interessare all’offerta, come li si accompagna nella valutazione, come si gestisce la trattativa e come si fidelizza chi ha già comprato.

Questo processo non lo inventa uno strumento.
Lo costruisce l’azienda, partendo da una domanda scomoda: come ragiona il mio cliente quando decide di comprare ciò che vendo?

Se questo processo non esiste, o è debole, qualsiasi tecnologia lo amplifica… ma non lo risolve.

L’intelligenza artificiale può aiutarti a scrivere email, analizzare dati, velocizzare attività.
Ma non può inventarsi una strategia di vendita che non hai.

E soprattutto non può sostituire una cosa fondamentale: la rilevanza del messaggio.

Se quello che dici non è interessante per il tuo interlocutore, automatizzarlo non serve.
Serve solo a farlo ignorare più velocemente.

E se vendi nel B2B, è peggio.
Le decisioni di acquisto sono complesse. Ci sono più decisori. I tempi sono lunghi.

Un responsabile acquisti non compra per sé: compra per l’azienda, e deve giustificare quella scelta ai suoi superiori.

Nessun algoritmo, per quanto sofisticato, può compensare la mancanza di una risposta chiara alla rilevanza del messaggio, a quello che ti rende diverso.

Ho visto aziende con commerciali di grande esperienza perdere trattative non sul prezzo, ma perché non riuscivano a comunicare chiaramente il valore differenziante della loro offerta.
Nessuna automazione avrebbe cambiato l’esito.

Il problema non è lo strumento.
È la mancanza di una strategia.

Cosa devi fare invece?

Prima il processo, poi gli strumenti

L’ordine non si può invertire. Prima gli argomenti e il processo, poi gli strumenti che li supportano.

Il primo passo è capire chi sono davvero i decisori del tuo cliente. Non solo per settore o dimensione aziendale, ma per problemi reali che devono risolvere nel loro ruolo. Quali sono le loro priorità? Cosa li preoccupa? Come giustificano un acquisto all’interno della loro organizzazione?

Lavora sul posizionamento e sugli argomenti di vendita. Perché un cliente dovrebbe ascoltarti?
Se non hai una risposta chiara, nessuna automation ti salverà.

Il secondo passo è costruire un processo di vendita che accompagni questi decisori lungo tutte le fasi del loro percorso d’acquisto. Farsi conoscere, risultare rilevanti, essere valutati, essere scelti, essere preferiti la volta successiva. Ogni fase richiede azioni diverse, messaggi diversi, misure diverse.

Non in teoria, ma nella pratica: come entri in contatto con i clienti, come li sviluppi, come chiudi.

Il terzo passo è costruire una lista di contatti che sia davvero propria: raccolta con il consenso esplicito, coltivata nel tempo con contenuti di valore, non acquistata al chilo. Una lista così non cresce velocemente. Ma funziona. E non espone l’azienda a rischi legali.

Quindi devi costruire un sistema di generazione contatti proprietario
Contatti che arrivano perché interessati, non perché acquistati.
È più lento all’inizio, ma infinitamente più efficace nel tempo.

Solo a questo punto, e solo a questo punto, ha senso valutare quali strumenti digitali possono amplificare e accelerare il processo. L’AI diventa un moltiplicatore straordinario di un processo che già funziona. Su un processo che non esiste, è solo rumore.

E soldi buttati.

Conclusioni e consigli pratici

I mercati di oggi sono i più difficili di sempre.
E ogni anno diventano più difficili.

I clienti sono più informati, più esigenti, meno disponibili a perdere tempo con fornitori che non capiscono i loro problemi.

In questo contesto, inseguire la tecnologia più nuova senza avere le fondamenta è come cercare di correre una maratona senza essersi mai alzati dal divano.

L’intelligenza artificiale cambierà il modo in cui vendiamo.
Ma non cambierà le basi della vendita.

E le basi sono sempre le stesse: capire il cliente, costruire valore, guidare una decisione.

Se oggi stai puntando su AI e liste acquistate per “accelerare”, fermati un attimo.

La domanda vera non è: “Quale strumento usare?”
Ma: “Il mio processo di vendita funziona davvero?”

Perché se la risposta è no, non ti serve più tecnologia.
Ti serve più strategia.

Se questo articolo ti ha fatto venire in mente una situazione concreta nella tua azienda, scrivimi.
Una chiacchierata di mezz’ora non costa nulla e spesso vale molto di più di quanto ti aspetti.

Buona competitività.

2026-07-13T09:27:15+02:00Di |

Perché distruggere un’azienda è facile, mentre costruirne una competitiva molto meno

Nella tua azienda stai costruendo o stai distruggendo?
Se oggi il tuo fatturato regge ma non cresce, questo articolo è per te.

Negli ultimi 12 mesi ho visto più aziende perdere margine e fatturato non per il mercato… ma perché non hanno cambiato il modo in cui vendono.

C’è un motivo solo.

Distruggere un’azienda di successo è facilissimo.
Costruirla e mantenerla molto meno.

Distruggere richiede pochissimo sforzo.
Spesso nemmeno te ne accorgi che lo stai facendo.

Costruire richiede tempo, disciplina, metodo e soprattutto la disponibilità a mettere in discussione abitudini che funzionavano bene fino a qualche anno fa.
La domanda vera è semplice.

Nella tua azienda stai costruendo o stai distruggendo?

(altro…)

2026-06-23T16:32:29+02:00Di |

Qualità del prodotto: Attenzione, NON è più importante!

La qualità del prodotto non è più centrale. E non sto’ scherzando!
Ok. So che stai pensando:
“Gianluca, sei impazzito?”
La qualità del prodotto è fondamentale!

Dietro questo titolo provocatorio voglio parlare di uno dei maggiori FALSI MITI delle PMI Italiane: quello della Qualità del prodotto!
Il pensiero che per avere successo bisogna fare un prodotto o servizio della massima/ottima qualità tecnica e funzionale.
MA, nei mercati di oggi, non solo non serve più.

E’ UN GROSSO ERRORE che porta spesso a grossi problemi di risultati aziendali.
Metter al centro la qualità del prodotto (tecnica e funzionale) non funziona più perché la concorrenza di oggi è la più accanita di sempre

Il mercato in cui competi è totalmente diverso da quello di pochi anni fa. – NB: quando, in questo articolo parlo di prodotto o servizi, devi intendere quello che l’azienda vende –

Oggi, il cliente ha tonnellate di fornitori da cui scegliere, ci sono prodotti orientali a prezzi ridicoli, il cliente sà di avere il coltello dalla parte del manico, ha una quantità di informazioni mai viste prima, etc.

Ma NON è colpa delle PMI o degl’imprenditori se fanno questo errore.

La maggioranza degl’imprenditori sono “nati” dal prodotto. Sono tecnici ultra-specializzati sul prodotto.
E’ normale che per loro questo sia il centro.

Tutta la loro vita professionale è stata centrata attorno al prodotto e alla qualità del prodotto.

Inoltre, viviamo in un paese che ha fatto della qualità del prodotto un mantra.
Da noi è tutto migliore (dai vini, ai formaggi, alle auto) o più bello (dai paesaggi fino alla costituzione “più bella al mondo”).
E questo, spesso, senza aver fatto alcuna verifica se questo sia vero o meno dal punto di vista del cliente.

E’ uno di quei FALSI MITI tipicamente Italiani: Qualità innanzi a tutto.

In realtà, nessun produttore/venditore fa le esperienze di acquisto o di uso dei suoi clienti (lo fanno alcune grosse aziende, certamente nessuna PMI che conosco).
I produttori/venditori vedono le cosa dal loro punto di vista e non da quello del cliente.
E, se pensano solo alla qualità del prodotto perché per lui quello è il centro dell’azienda, manco ci prova.

Qualità del prodotto: cosa vuol dire ?

Ancora una volta, non sono impazzito!
Cos’è veramente la qualità del prodotto o servizio che vendi?

  • E’ un aspetto ingegneristico?
  • E’ legato alle caratteristiche tecniche?
  • Riguarda come i prodotti o sevizi sono fatti?

Qui sta l’inghippo.

Nel 97% dei casi questi aspetti non sono qualità del prodotto per il cliente, perché:

  1. I prodotti sono così simili a livello di caratteristiche che ci vuole un iper-specialista (il produttore, non il cliente) per capire la differenza
  2. Molto spesso, anche i prodotti con le caratteristiche standard bastano e avanzano al cliente. Quindi non capisce che vantaggio ha ad andare oltre.
  3. Il cliente non ha tempo e voglia per capire la differenza.
  4. I prodotti più evoluti sono spesso più complessi e costano oltre quello che vuole spendere.

Ma SOPRATUTTO, hai notato che alla fine del precedente paragrafo ho parlato di “esperienza di acquisto e di utilizzo” e non di caratteristiche tecnico-funzionali?

Quando si parla di qualità del prodotto, c’è una verità fondamentale che è incontrovertibile:

Quello che percepisce (e vuole) il cliente durante l’esperienza di acquisto e durante quella di utilizzo è totalmente diverso dalle semplici caratteristiche tecnico-funzionali del prodotto/servizio.
E lui sceglie SOLO sulla base di quello che percepisce e vuole.

Punto.
Non è discutibile.
Siamo tutti fatti così come clienti.

Ti faccio alcuni esempi molto diversi:

  1. Secondo te, le persone comprano gli iPhone o i Samsung Galaxy perchè hanno le migliori caratteristiche tecniche?
    Oppure per status, comodità, apprezzamento del marchio, idea che si fanno di quello che rappresenta,…?
  2. Una azienda che deve comperare un nuovo sito web da un agenzia, cerca solo chi gli può fare il miglior sito (il più bello, il più originale, …)?
    Oppure vuole qualcuno che la aiuti a risolvere un problema di vendita, nei tempi che gli servono, con dei modi compatibili alle dinamiche interne e che non gli crei altri problemi oltre a quelli che ha già …?
  3. I clienti che hanno appena visitato una bellissima Cantina Vinicola a St Emilion (Bordeaux) o in Valpolicella, comprano parecchie bottiglie perché capiscono perfettamente che il vino che hanno assaggiato è spettacolare?
    Oppure perché hanno, dopo la visita, una connessione con quei luoghi, perché possono dire di aver preso quel vino direttamente dal produttore o perché qualcuno gli ha spiegato che sapore sentire in un vino e come farlo?
  4. Cassaforte: chi compra una cassaforte, è interessato a come è fatta?
    Oppure gli interessa avere una sensazione di sicurezza, perché hanno rubato presso il vicino?
    Se poi per lui la sicurezza è solo un aspetto psicologico (“dover fare qualcosa”), sarà anche capace di comprare una scatola cinese che non resiste a due martellate serie….
  5. Auto: quanti clienti interessati a vetture con trazione posteriore (BMW, Mercedes) sanno la vettura che considerano ha quelle caratteristica tecnico-funzionale?
    Quanti sanno dirne i vantaggi?
    Quanti scelgono BMW o Mercedes rispetto ad Audi per questa caratteristica tecnica chiave?
  6. Conoscete molte persone dire che la REDBULL è buona o fa bene?
    Eppure è il n°1 degli energy drink e ha messo in crisi Coca Cola sulle bibite energetiche e stimati (per non dormire o per tagliare con l’alcol).
  7. Parliamo di Windows?
    E’ il sistema operativo più diffuso perché è sempre stato il migliore?

E potrei andare avanti a lungo.

In soldoni: quello che vede e quello a cui tiene il cliente NON E’ il prodotto in sé.
NON E’ la qualità del prodotto.

Ecco, sento qualcuno che sta dicendo: “Non capisci, da me è diverso! Nel mio settore la qualità del prodotto conta davvero!”

Davvero?

Ma, nel tuo settore, quale definizione di qualità del prodotto è importante? Quella di chi lo prova a vendere (tu) o quella che vuole e capisce chi lo deve comperare?

A questo punto, mi potresti, chiedere: “stai dicendo che posso fregarmene della qualità e fare un prodotto di m…da, che tanto non importa?” OVVIAMENTE NO!
Anzi al giorno d’oggi nessuno tollera più una bassa qualità dei prodotti.

Anche se li ha pagati pochissimo. Ti è mai successo di vedere delle persone inveire contro la bassa qualità di un prodotto? Senza pensare che se costava il 90% meno del leader di mercato, c’era un perché? Nell’ultima settimana a me è successo di sentirlo per un tablet (pagato 200€), per degli yogurt, per un software aziendale!

Oggi sono difficilmente tollerati prodotti di bassa qualità. E, soprattutto, quello che prometti lo devi erogare. Se dici di essere il migliore, o quello premium, devi dare un’esperienza di acquisto e uso da migliore.

La differenza rispetto al passato è che una volta bastava avere un prodotto dalle caratteristiche tecniche buone per riuscire ad avere successo.

Adesso non basta più. Adesso, la qualità del prodotto o servizio che conta è solo ed esclusivamente quella che percepisce il cliente nella sua esperienza di acquisto e di utilizzo. Non quella data dalle caratteristiche tecniche e funzionali.

 

Vuol dire che posso fare un prodotto/servizio di m..da?

qualità del prodottoA questo punto, mi potresti, chiedere:
“Gianluca, stai dicendo che posso fregarmene della qualità e fare un prodotto di m…da, che tanto non importa? “

NO!

Anzi al giorno d’oggi nessuno tollera più una bassa qualità dei prodotti.
Anche se li ha pagati pochissimo.

Ti è mai successo di vedere delle persone inveire contro la bassa qualità di un prodotto?
Senza pensare che se costava il 90% meno del leader di mercato, c’era un perché?
Nell’ultima settimana a me è successo di sentirlo per un tablet (pagato 100€), per degli yogurt, per un software aziendale!

Oggi sono difficilmente tollerati prodotti di bassa qualità.
E SOPRATUTTO, quello che prometti lo devi erogare.
Se dici di essere il migliore, o quello premium, devi dare un esperienza di acquisto e uso da migliore.

La differenza rispetto al passato e che una volta BASTAVA AVER UN PRODOTTO DALLE QUALITÀ TECNICHE buone per riuscire ad avere successo.
Adesso non basta più.

Adesso,

La qualità del prodotto o servizio che conta è solo ed esclusivamente quella che percepisce il cliente nella sua esperienza di acquisto e di utilizzo.
Non quella data dalle caratteristiche tecniche e funzionali.

Sufficienti caratteristiche tecniche e funzionali sono solo un mezzo per dare una soluzione a quello che vuole.

Quali conseguenze paghi se metti al centro la qualità del prodotto (tecnica e funzionale)

 

Parecchie conseguenze.
Nessuna piacevole.

  1. Il tuo cliente, non riuscendo a capire una grande differenza di qualità di prodotto, sceglierà sul prezzo.
    Come dicevo in questo articolo, questo è il pericolo n°1 che corrono le PMI
  2. Tutta la tua vendita (sito, depliant, venditori) parlerà solo delle caratteristiche tecniche di quello che fai. Come i tuoi concorrenti.
    Non ci sarà da nessuna parte i problemi che risolvi al cliente e perché ti deve scegliere.
    E il cliente non spenderà tempo a leggere quello che scrivi.
  3. Aggiungerai funzioni in realtà inutili al cliente e farai prodotti strutturalmente più costosi.
  4. I tuoi venditori faranno gli sciolinati di caratteristiche tecniche che non interessano a nessuno (quello che chiamo lo spiegone scientifico)
  5. Trascurerai gli aspetti fondamentali per il cliente che impattano sulla sua totale esperienza di acquisto ed uso
  6. Il tuo successo non durerà e avrai meno margini e vendite

Insomma, la tua azienda andrà male e farai più fatica.

Ci sono due casi in cui questo ragionamento NON e’’ VERO.

  • Il primo è se hai delle caratteristiche tecniche uniche e importanti davvero per il cliente.
    Insomma se sei un innovazione assoluta.
    Ma in questo caso, ti devi sbrigare a costruire un tuo posizionamento di brand, prima che qualcuno ti copi o faccia di meglio sull’aspetto tecnico.
    E al giorno d’oggi, non ci vuole molto.
  • Il secondo è se sei il leader incontrastato del mercato.

Chi applica con successo questo approccio?

Le aziende di successo, quasi sempre, hanno una marcia in più nel pensare alla qualità del prodotto dal punto di vista dell’esperienza di acquisto e uso del cliente.

Ti cito le prime 6 che mi vengono in mente:

  1. Zara: è nata per fornire l’ultima moda a basso costo.
    Siccome la moda cambia, Zara ha deciso che i capi dovevano dare solo una stagione (!).
    Ma si è strutturata per arrivare in negozio con le novità in sole 6 settimane, così da esserci per la moda del momento! Anche se effimera.
    I risultati sono senza discussione.
  2. L’agenzia web “N” (nome nascosto per privacy): l’abbiamo selezionata per le esigenze di un mio cliente rispetto ad altre 3.
    Si era presentata come buona nella caratteristiche di creatività e di costo.
    Ma è stata selezionata perché ha garantito un unico referente che coordina le attività, una tabella dei tempi chiara e un approccio di aiuto alle esigenze (non programmate) del cliente.
    Tutte aree in cui molte agenzie web peccano e sui cui ormai le aziende sono iper-sensibili.
    “N” cresce del 35% all’anno.
  3. Achab (www.achab.it), una Pmi che distribuisce software.
    Sembra un semplice distributore, ma ha uno blog molto attivo e utile, ha un podcats, fa dei webinar, fa parecchia formazione , lo riesci a contattare facilmente, cerca soluzioni di prodotto innovative per Italia, etc.
    Insomma accompagna il prodotto con tantissime altre attività che danno utilità e risolvono vere “rogne” ai suoi clienti.
    Non a caso l’incipit del suo sita  recita “distribuiamo software e serenità”.
    Pensa. Un distributore di software che distribuisce serenità!
  4. “I” un mio cliente nei servizi di ingegneria per la telefonia, un settore dove tutte le vendite sono affidate per appalto, dove i servizi sono difficilmente differenziabili.
    L’esperienza di uso che offre ai suoi clienti si distingue perché ha una reattività altissima, sono sempre presenti presso i decisori, hanno capacità di erogazione in parallelo folli, etc.
    Il tutto meglio degli altri nel settore.
    E sono tre anni che cresce di oltre il 25% annuo.
  5. Il bar in cui tutti noi andiamo perché ci regala un sorriso in più  (come quello che ho trovato per caso disperso nella bassa tra Ferrara, Rovigo e Copparo), perché ha i giornali sempre disponibili, etc.
  6. Se te ne vengono in mente altre, scrivile nei commenti qui sotto!

In tutti questi casi il punto centrale è qualcosa che interessa il cliente e che da’ una sensazione di qualità sufficiente a preferire l’acquisto da loro rispetto alla concorrenza.
Non è MAI la qualità del prodotto, quella tecnico-funzionale.
Questa è sempre, però, sufficiente a soddisfare il cliente nel suo utilizzo.

Prova a pensare a tutte le aziende che hanno un successo continuativo: o hanno un brand leader o sono più dal lato dei clienti dei concorrenti.

 

Ecco il segreto di come si può fare.

Sono 6, i passi che bisogna fare per considerare la qualità come l’esperienza di acquisto ed uso dal punto di vista del cliente.

  1. Devi rivettarti nella mente, per davvero, che al centro della tua azienda c’è il cliente e non la qualità tecnico-funzionale del tuo prodotto o servizio!
    Quando dico capire davvero, vuol dire che se qualcuno ti chiede a bruciapelo
    “perché devo scegliere te e non il concorrente XY”?
    A te non verrà in automatico una risposta del tipo:
    “perchè il mio prodotto ha questa caratteristica che bla, bla, bla”.
    Ma dirai:
    “di solito i clienti hanno questo tipo di rogna (non tecnica),…. Noi le risolviamo così. E siamo gli unici ad avere questo approccio.”
    Senza pensarci.
  2. Devi investire tempo a capire capire bene chi è la PERSONA potenziale tuo cliente.
    Vuol dire che se vendi ad altre azienda il tuo cliente non è “ l’azienda che fa questo”.
    I tuoi potenziali clienti sono le persone che hanno un ruolo nel decidere l’acquisto.
    Per spiegarmi meglio, faccio l’esempio di un azienda che vende componentistica metalmeccanica.
    I suoi clienti non sono “i produttori di impianti metalmeccanici”.
    I produttori non sono un cliente.
    I suoi clienti saranno i referenti dentro l’azienda quali il responsabile dell’ufficio tecnico, io buyer, magari il titolare,….
    Sono queste le persone a cui deve pensare continuamente.
    Se vendi a dei privati è un po’ più semplice.
    Devi capire se è una decisione di acquisto che può prendere da solo o se è influenzato da altri (chi sceglie il divano: il marito, la moglie o è un dialogo….).
  3. Devi fare una descrizione di chi è e quali sono le “rogne” che ha usando quello che usa ora e dai rapporti tra lui e gli altri decisori dell’acquisto (come il suo capo o la moglie).
    Vai a cercare cosa và male della soluzione che ha o dell’ultimo acquisto che ha fatto.
    Capisci cosa lo preoccupa, quali domande si fa, di cosa si lamenta.
    Per fare questo devi essere ossessionato nella ricerca di informazioni sul tuo decisore di acquisto.
    Chiedi al tuo commerciale, fai delle indagini, chiedi al cliente….Non accontentarti.
  4. Trasforma le caratteristiche di quello che fai in soluzioni a queste rogne.
    Modifica il tuo prodotto per essere di qualità sufficiente a quello che serve (può voler dire che lo devi semplificare!).
    Aggiungi alla tua azienda le persone e le competenze che servono per dare le soluzioni alle “rogne” di tipo relazionale e informativo del cliente.
  5. Cambia tutta la tua comunicazione per smetterla di fare dei “bla-bla” di caratteristiche.
    Inizia ad educare il cliente su come potrebbe risolvere questo o quel problema.
    Fagli vedere come tu risolvi questo o quel suo problema in ogni fase di contatto con lui.
    Ad esempio, non vendere con lo spiegone scientifico ma con l’alternativa che suggerivo nell’articolo dedicato.
  6. Dedicaci risorse umane e economiche.
    Forma le tue persone per fare questi cambiamenti seriamente.

Sono azioni che si possono fare e con ottimi risultati, perché il 90% del mio lavoro è aiutare le PMI a fare queste attività, come spiego nelle pagine sulle mia attività di consulenza direzionale.

Se vuoi capire più in dettaglio l’approccio che và sviluppato nella fase di impostazione della tua competitività, ho preparato una guida gratuita che ti illustra come farlo.
Scaricala gratis inserendo la tua mail nel box che trovi nella pagina.

E ora vorrei sapere da Te, come si comporta la tua azienda. Riuscite ad uscire dalla trappola di pensare solo al prodotto?
Rispondimi con un commento qui sotto!

Buon lavoro e alla prossima puntata!

Gianluca Celli

2026-07-16T18:19:55+02:00Di |

Strumento per la vendita b2b: come capire quanto valgono i tuoi clienti senza svenarti in ricerche di mercato

 

Vendita B2B (alle aziende) – passo 1:

capire quanto valgono i tuoi clienti per decidere spese e azioni commerciali.
Se li tratti tutti allo stesso modo, butti via (molti) soldi.

vendita b2bUno dei brutti vizi nella vendita B2B di venditori, imprenditori e di chiunque abbia un ruolo attivo nell’aumentare il fatturato di un business è di voler vendere a chiunque, dovunque e a qualunque costo.

E’ un vizio MOLTO DANNOSO.
E’ uno dei peccati capitali della vendita B2B.

(altro…)

2026-07-16T18:21:48+02:00Di |

Come organizzare il processo di vendita nel B2B?

Strutturare i processi di vendita per le aziende B2B determina davvero il successo dell’azienda: questi sono i 4 aspetti fondamentali da considerare.

Ti sei mai chiesto perché alcune aziende B2B riescono a vendere con successo e altre invece faticano?
Il segreto non sta solo nel prodotto o nei prezzi, ma
nella capacità di strutturare un processo di vendita efficace.
Un processo ben organizzat
o è il cuore di ogni strategia commerciale vincente.

Per questo, ho inserito il processo di vendita e marketing come seconda fase nella mia “formula della competitività”. Eppure, è una delle tappe più trascurate. Spesso, quando chiedo a un’azienda di mostrarmi il suo processo, vedo volti perplessi: non si sono mai poste il problema, ma ne parliamo dopo.

Neil Rackham, uno dei più autorevoli studiosi delle vendite B2B, ama dire: “un processo di vendita B2B che ignora le esigenze del cliente è destinato a fallire. I clienti non comprano prodotti; comprano soluzioni ai loro problemi; …la chiave è comprendere che ogni fase è progettata per portare valore sia al cliente che al venditore.”

Facile da dirsi, meno da farsi.

In questo articolo, ti aiuterò a evitare gli errori più comuni e a costruire un processo di vendita B2B adatto alla tua azienda.

(altro…)

2026-07-16T18:17:56+02:00Di |

Il caso Volvo Trucks: come si passa dal quarto posto alla leadership europea cambiando posizionamento competitivo

Volvo Trucks è passata da vendere banali camion a vendere un’identità.

C’è un caso di marketing B2B che viene studiato nelle business school di mezzo mondo. Eppure la maggior parte delle PMI italiane non ne ha mai sentito parlare. O lo conosce, lo ammira da lontano, e poi torna a fare gli spiegoni tecnici sul proprio sito.

Parliamo di Volvo Trucks. Un’azienda che nel 2013 era quarta o quinta in Europa, con le vendite diminuite del 9% e i margini operativi dimezzati. Un’azienda che stava rinnovando profondamente i propri prodotti ma non riusciva a farseli riconoscere dal mercato.

Nel 2025 è il brand numero uno per vendite di veicoli industriali in Europa.

Non è successo per caso. È successo perché qualcuno ha avuto il coraggio di cambiare il posizionamento competitivo prima ancora di toccare il prodotto.

(altro…)

2026-03-18T11:25:51+01:00Di |

Marketing in outsourcing: per non fare marketing “a tempo perso”, senza svenarsi o correre rischi

Perché oggi il marketing in outsourcing è un vantaggio competitivo

 

Un errore che molte aziende commettono quando iniziano a crescere: pensano che per fare marketing serva “una persona dentro”.
È un riflesso naturale. Si crede che avere qualcuno seduto in ufficio, tutti i giorni, garantisca controllo, presenza e continuità.

Ma la realtà è un po’ diversa.
Il marketing, oggi, richiede competenze che cambiano ogni mese, strumenti sempre nuovi e una visione che non si costruisce restando chiusi nella routine aziendale.

Per questo, sempre più imprenditori stanno scegliendo un approccio diverso: il marketing in outsourcing.

Un modello che non toglie controllo, ma lo restituisce.
Che non appesantisce o vincola la organizzazione, ma la rende più agile.

Che non ti carica di costi, ma ti fà investire quello che serve davvero
E che, in molti casi, porta risultati più concreti di un intero ufficio marketing interno.

(altro…)

2026-07-16T18:17:27+02:00Di |
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